Architettura

Premessa storica

Gli agostiniani giunsero nella città di Padova attorno al quarto decennio del XIII secolo, in anni antecedenti la bolla papale di fondazione degli Eremitani (Magna Unio 1256). Delle congregazioni che fecero parte di questo nuovo ordine mendicante, la documentazione tramandata ne ricorda due: i giamboniti, presenti almeno dal 1242, che inizialmente si stanziarono in campagna, in zona Terranegra, per poi stabilirsi subito fuori dalle antiche mura comunali nella zona dell’Arena, creando il complesso di Santa Maria della Carità (intitolazione iniziale); e i guglielmiti attestati dal 1238, che risiedevano nel borgo suburbano di Santa Croce. Dopo la Magna Unio tutti i frati risiedettero nel cenobio dell’Arena. Qui costruirono la loro chiesa, originariamente di dimensioni piuttosto esigue, e il loro convento, che presero in seguito l’intitolazione attuale ai Santi Filippo e Giacomo minore (almeno dal 1264). L’edificio ecclesiastico oggi visibile sostituì quello precedente attestato dall’epigrafe ancora conservata in chiesa: fu incominciato nel 1276, in seguito allo statuto comunale del 7 giugno di tale anno, in cui si stabiliva che il comune di Padova avrebbe sovvenzionato la costruzione, e se ne prescrivevano forma, dimensioni e materiali. Lo statuto indicava una chiesa lunga 180 piedi, larga e alta 50 (il piede padovano corrisponde a 0,357 metri), in laterizio e con soffitto in capriate lignee coperte da tegole fittili. Questa costruzione è stata in parte riedificata per anastilosi dopo la Seconda Guerra Mondiale, poiché l’incursione aerea anglo-americana dell’11 marzo 1944 ne distrusse parecchie porzioni.

L’edificio chiesastico è un’aula mononavata, della tipologia detta a granaio, orientata, interamente costruita in mattoni, eccetto qualche elemento decorativo realizzato in pietra (la locale trachite euganea e la pietra d’Istria), con tre absidi terminali: la maggiore poligonale, le minori rettilinee. La lunghezza è di metri 80, la larghezza di 17,50. La copertura è in tegole fittili sopra capriate lignee. Tra il 1306 e il 1309 lavorò alla chiesa del suo ordine il famoso enzegnere padovano Giovanni degli Eremitani (documentato a Padova e a Treviso tra il 1289 e il 1318), che costruì la facciata e la volta lignea a carena di nave rovesciata. L’edificio, infatti, era terminato nelle sue murature, ma era privo di una copertura stabile, e aveva tetto in paglia come un casolare di campagna. Chiamato dal comune di Padova per lavorare al palazzo della Ragione, Giovanni richiese come compenso per il suo lavoro di avere i materiali necessari per costruire il tetto della chiesa. Durante il secolo XIV (tra 1320 e 1370 ca.) vennero aggiunte delle cappelle sul fianco meridionale (in origine sette), mentre tra 1371 e 1372 fu costruita la cappella Ovetari, più tardi affrescata da Andrea Mantegna e altri pittori. La lunga navata non si presentava indivisa come oggi, ma trasversalmente vi era un setto divisorio (tramezzo) come solitamente si riscontrava all'interno delle chiese mendicanti dei rami maschili. Il tramezzo, che serviva per separare la parte della chiesa riservata ai religiosi da quella destinata ai laci, fu abbattuto nel 1527.

La consacrazione della chiesa avvenne il 12 giugno 1435, come attestava una seconda epigrafe, purtroppo andata in frammenti col bombardamento. L’edificio ecclesiastico è stato officiato dai frati agostiniani fino al 1806, quando durante le soppressioni napoleoniche i religiosi furono allontanati e lo stabile chiuso. Dopo due anni il tempio fu riaperto al culto per diventare, infine, parrocchia il 24 aprile 1817, funzione che conserva pure oggi.

Per quanto riguarda la struttura claustrale, l’attestazione più antica che si conserva è anche in questo caso uno statuto del comune di Padova, datato 1275, che finanzia la costruzione del dormitorio dei frati. Dato che secondo la tipologia ricorrente nei complessi mendicanti questo si trovava al primo piano del braccio orientale del convento, a tale data dovevano essere già eretti gli ambienti che si trovavano al piano terra di questa parte degli edifici abitativi, cioè sagrestia, sala capitolare e parlatorio. Gli altri bracci del chiostro furono eretti in seguito, e in parte modificati durante gli anni. Essendo sempre stata una casa religiosa piuttosto importante, anzi la principale degli agostiniani nella provincia della marca trevigiana (che comprendeva, oltre a Padova, i complessi di Udine, Treviso, Venezia, Verona, Vicenza), il convento aveva due chiostri, attorno ai quali erano collocati i vari ambienti atti alla quotidiana vita religiosa, e che erano circondati da vari orti. Il complesso era quindi cinto da un muro per permettere la vita ritirata dei frati dal contesto cittadino. Difatti solo alcuni luoghi potevano essere accessibili ai laici.

Esterni

La facciata è a capanna divisa in due parti ben distinte: il livello inferiore presenta una pseudo loggia in cinque arcate. Sotto le due laterali vi è un’arca sormontata da una piccola monofora, mentre la centrale contiene il portale principale, che è strombato e presenta gotici capitelli a crochet e lunetta liscia. La parte superiore è divisa in cinque specchi da lesene, e ha al centro un grande rosone. Sulle due specchiature più interne stanno quattro piccoli oculi. Il colmo del tetto è decorato da una teoria di archetti a tutto sesto.

Sopra il portale vi è una lapide dove sta inciso:

Adorate Dominum in atrio sancto eius.

Il fianco meridionale è piuttosto disadorno: dopo tre piccoli arconi che proseguono quelli presenti in facciata, esso è scandito in specchiature da lesene poco sporgenti, dove si aprono due piccole monofore nella parte verso ovest (sotto le arcate, la terza monofora, quella centrale, è tamponata), poi sei monofore più grandi. Su questo lato della chiesa s’incontrano due ingressi laterali, di cui quello più a ovest è impreziosito da un protiro pensile, quattro cappelle variamente decorate e articolate da monofore, la testata dell’anticappella Ovetari (che può sembrare uno pseudo-transetto) e, infine, il fianco destro della cappella Ovetari.

La parte orientale della chiesa è costituita dalle testate delle due cappelle laterali e da due prismi esorbitanti che sono le absidi della cappella maggiore e della cappella Ovetari. Anche questa parte presenta scansioni in più specchiature grazie a cornici e lesene, terminazione ad archetti (una teoria doppia per l’abside maggiore), grandi monofore e due piccoli oculi nel muro più a oriente delle due cappelle poligonali.

Sopra la cappella laterale nord svetta la torre campanaria, che ha canna quadrata, pareti scompartite da lesene e archetti, e la cella campanaria costituita da una grande bifora per lato.

Il fianco settentrionale è senz’altro meno leggibile perché su di esso si appoggiano gli edifici ex conventuali e la cappella feriale, già sagrestia nuova. È comunque sostanzialmente allestito in maniera affine al compagno, ma presenta solo quattro grandi monofore e un portale che immette nel chiostro del capitolo (odierno chiostro Albini nel percorso del Museo Civico agli Eremitani).

Interni

L’ampia navata è decorata lungo le pareti da un motivo dipinto a strisce di tre colori, bianche, rosse e gialle, che imitano dei filari in mattoni. Il limite superiore è impreziosito da una cornice floreale cinquecentesca. La volta è costituita dalle capriate lignee in larice a forma di carena di nave rovesciata realizzate da Giovanni degli Eremitani. La copertura consiste in due parti diversamente articolate. La prima, che occupa circa tre quarti della lunghezza della chiesa, presenta al centro tre lobi che s’impostano su delle voltine a botte con asse trasversale alla navata. L’ultima parte, più bassa, è invece articolata in sette lobi. Sul lato destro si trovano gli ingressi per le quattro cappelle laterali, che sono in ordine: la cappella Cortellieri, quella di sant’Antonio da Padova, la cappella del Crocifisso, e infine quella di san Giuseppe. Tutte presentano coperture in murature diversamente articolate, e planimetricamente hanno dimensioni simili, eccetto la cappella del Crocifisso che è la più grande. Un grande arcone permette di immettersi all’anticappella Ovetari, coperta da una volta a crociera. Sul lato est si accede alla cappella Ovetari, che presenta una campata quadrangolare coperta a crociera e l’abside poligonale coperta da una volta a ombrello. La zona delle absidi è separata dalla navata da tre archi, di cui quelli che immettono alle laterali sono a pieno sesto di diametro minore e a un’altezza inferiore. L’arco di trionfo che introduce al presbiterio è, invece, ad arco leggermente acuto. Le due cappelle laterali sono, a cornu Evangelii, la cappella Sanguinacci, mentre a cornu Epistulae la cappella Dotto. I due ambienti, perfettamente simmetrici, presentano due campate rettangolari coperte da volte a crociera costolonata. La cappella maggiore ha una scansione identica alla cappella Ovetari (quando quest’ultima fu eretta agli inizi dell’ottavo decennio del XIV secolo i costruttori la presero come modello), con un presbiterio quadrato coperto a crociera, e un’abside a 5/10 con volta a vele. Sul lato nord si trovano due portali, quello più a est permette di andare in un vestibolo che conduce a destra alla cappella feriale e a sinistra alla sagrestia, l’altro, che abbiamo già incontrato, permette di andare nel chiostro minore (o del capitolo).

Tramezzo

Come tutti gli edifici medievali, anche la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo minore agli Eremitani possedeva una struttura che divideva lo spazio riservato agli ecclesiastici da quello per i laici. Il punto della navata in cui si trovava il più antico tramezzo è facilmente individuabile là dove il soffitto ligneo a carena di nave di fra’ Giovanni degli Eremitani (1306) si abbassa e muta di forma, indicando dall’alto lo spazio riservato all’ecclesia fratrum o chorus fratrum o ecclesia interior rispetto a quello dell’ecclesia laicorum o exterior. Rimangono inoltre sulla parete settentrionale una serie di indizi collegati con la presenza del tramezzo, quali la presenza in alto sulla parete settentrionale della porta di accesso dal convento (le dimensioni sono 2 metri e 30 cm x 1 metro, e si trova ad un’altezza dal pavimento di circa 5 metri); l’armarium per riporre la suppellettile sacra, oli santi e candele, che suggerisce la probabile presenza di un altare sopra il tramezzo, e infine una piccola finestra, che forse serviva per illuminare il piano superiore del setto divisorio. L’apertura della porta dei frati dal chiostro sulla sinistra risulta essere collocata prima del tramezzo: si tratta di una peculiarità che verosimilmente rispecchia una diversa consuetudine vigente nelle chiese dell’ordine degli Eremiti di Sant’Agostino. Del tutto anomalo è pure lo spazio assai ridotto riservato alla comunità dei frati, al di là del tramezzo. Lo spazio destinato al coro dei religiosi dal tramezzo alla soglia della cappella maggiore era infatti di solo di 10 metri. Qui erano collocati gli stalli dei frati  calcolando per ognuna delle sedute una larghezza minima di 50 cm, e lasciando libero il passaggio davanti all’ingresso per il presbiterio, si possono ipotizzare una cinquantina di scranni che potevano consentire a tutta la comunità dei frati di stare seduta comodamente durante i riti liturgici (sappiamo ad esempio che il capitolo del luglio 1391 era composto da 37 membri).

Pianta un tramezzo

Attualmente, sulla parete meridionale, in corrispondenza dell'innesto del tramezzo, si trova l'accesso murato alla cappella delle Undicimila Vergini, la prima della navata a partire dal presbiterio. Tale cappella, costruita nel corso del XIV secolo, non fu più riaperta dopo i restauri di Ferdinando Forlati. Poiché appare improbabile che la struttura divisoria si innestasse nel punto in cui si apriva una cappella laterale, si può ipotizzare che il tramezzo fu nel corso del Trecento spostato e portato più avanti nella navata, così da lasciare uno spazio più ampio al coro dei frati.Il secondo tramezzo poteva trovarsi in corrispondenza dell'unica sezione di muratura sufficientemente larga da contenerne la struttura che, sulla base della distanza della porticina d’accesso dal repositorio delle ampolle, abbiamo calcolato essere di circa 3,5 metri. 

Pianta due tramezzi

Per quel che riguarda la conformazione del tramezzo, sulla base di ciò che emerge dai documenti e dalle fonti d'archivio e del confronto con strutture analoghe, è stata ipotizzata una struttura a cinque vani sotto arcate sorrette da colonne, con quattro cappelle laterali e un’apertura centrale per il passaggio dalla navata al coro dei frati. Le strutture modulari identiche dovevano essere larghe circa 3,5 metri su una larghezza totale della chiesa di 17,85 metri.

Modello 3D

Sul tramezzo erano addossati degli altari. Grazie alla rilettura di un importante inventario trecentesco, già parzialmente trascritto da Luciano Gargan, cucito nel foglio di guardia iniziale del manoscritto 848 della Biblioteca Universitaria di Padova, databile per la scrittura alla fine del Trecento, è stato possibile formulare un’ipotesi circostanziata circa la distribuzione degli altari nello spazio liturgico, riposizionando quelli nelle cappelle absidali e laterali, corrispondenti ai primi undici dell’elenco dell’inventario, e quelli non più esistenti sulle pareti o in origine addossati al tramezzo (cfr. Murat 2013).

Pianta con didascalie